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"Nuovi scenari nella riabilitazione del bambino diversamente abile": se ne è discusso a Città della Scienza mercoledì 20 settembre, in un convegno che ha visto la partecipazione di 700 operatori della sanità, promosso dalla Fondazione Peppino Scoppa. Non ha fatto mancare la sua partecipazione il presidente della Regione Antonio Bassolino. Di eccellenza il parterre dei relatori: Edoardo Arslan, il più noto audiologo in età pediatrica europeo, Ortensio Marotta, che detiene la più alta casistica italiana di impianto cocleari in bambini ipoacusici, il neuroscenziato Flavio Keller, che ha scoperto il possibile gene responsabile dell'autismo. Patrizia Marti e Orazio Miglino hanno presentato i progetti avviati in collaborazione fra la Fondazione Peppino Scoppa di Angri, l'Università degli Studi di Siena e l'Aist (Advanced Industrial Science and Technology Research), Tokio, Japan. Presso il centro di riabilitazione Scoppa è stato utilizzato uno speciale robot denominato Paro (Saito, Shibata, Wada, Tanie 2003) per il trattamento di deficit cognitivi e psicomotori in bambini affetti da sindrome autistica e con deficit psicomotori. Paro è un sofisticato automa dotato di sensori di tatto, di luce, di suono e posturali e di una rete neurale che ne determina il comportamento grazie ai quali è in grado di intrattenere unâinterazione fisica con le persone. Uno studio sistematico sul trattamento con l'ausilio di questa nuova tecnologia è stato illustrato per analizzare come un artefatto robotico di questo genere possa supportare e integrare i protocolli di riabilitazione comunemente utilizzati. Paro sembra avere un effetto positivo nell'area cognitiva, intersoggettiva e motoria dei piccoli pazienti, perchè in grado non solo di mediare le dinamiche comunicative ma anche di focalizzare lâattenzione dei bambini nelle attività riabilitative. L'altro progetto, che sarà brevettato, è la stanza multisensoriale in fase di prototipazione al Cnr di Roma che verrà installata presso la Fondazione Scoppa nelle prossime settimane. Il progetto di ricerca si è posto l"obiettivo di realizzare un sorta di stanza dei giochi "tecnologica" in cui l'azione di un paziente produca degli effetti sonori e visivi (proiezioni di filmati) all'interno dell'ambiente stesso. Il terapeuta, in funzione degli obiettivi prefissati, ha la possibilità di programmare la produzione delle risposte ambientali. La struttura, dunque, potrà essere facilmente essere sfruttata per lo studio e la definizione di nuove pratiche riabilitative La stanza avrà l'aspetto di un normale spazio ludico/didattico in cui saranno nascosti e disseminati una serie consistente di sensori e di oggetti reattivi (altoparlanti, schermi, giocattoli semoventi), e così via. Un tale tipo di ambiente darà la possibilità di catturare l'attenzione dei piccoli pazienti in modo da canalizzarla verso le attività terapeutiche. |