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26-04-2008

Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania

Boccia: Innovazione al servizio dello sviluppo

Quale futuro per il Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania? Ne parliamo con il consigliere d'amministrazione Vincenzo Boccia, 44 anni, laureato in economia e commercio, membro del consiglio direttivo di Confindustria e Assografici.

Domanda. Consigliere Boccia, quale deve essere il ruolo del Parco sul territorio?
Risposta. E' una struttura quanto mai attuale che può offrire ancora un serie di potenzialità fin qui inespresse. Il ruolo e l'esistenza del Parco sono necessari per l'incomprensione, ancora diffusa sul territorio e tra i suoi attori, rispetto al concetto di innovazione. Un concetto che spesso viene abbinato automaticamente alla ricerca scientifica. Come se la ricerca fosse di per sè innovazione. Ma non è così. L'innovazione investe una pluralità di dimensioni.
D. Per esempio?
R. Per un'azienda essere innovativi significa non solo ricercare nuovi e migliori prodotti ma anche individuare nuove tipologie di contratti o procedere a nuove organizzazioni interne. O avere diversi e innovativi approcci strutturali, commerciali e di marketing, ai mercati. Sviluppare processi di finanza strategica piuttosto che ancorarsi a quelli ordinari; investire in progetti di ricerca applicata, di processo e di prodotto, in tecnologia. L'innovazione è un concetto complesso, e in un territorio come il nostro, non certo "eccellente" da questo punto di vista, la presenza del Parco può facilitarne la comprensione e la diffusione. Rimodulandone la visione.
D. Sempre che tutti siano d'accordo!
R. Indubbiamente. Il Parco se isolato e ignorato continuerà a non avere vita facile. Anzi direi che la mancata attenzione e volontà degli attori istituzionali di ascoltarne le proposte e riconoscerne il ruolo strategico ne condizionerebbero la sopravvivenza.
D. Come se lo immagina un rapporto Parco-università-imprese?
R. é una relazione che in altre parti del Paese pare essere divenuta un processo stabile e strategico. Da noi il mondo della ricerca e quello delle imprese hanno preferito fare a meno l'uno dell'altro. Non so dire il perchè. Forse, da un lato per una cultura di impresa più focalizzata sui problemi congiunturali che proiettata allo sviluppo e, dall'altro per particolari abitudini e atteggiamenti di sufficienza del mondo accademico. Ma, purtroppo, così è avvenuto, proprio quando per competere è necessario raccordarsi e mettere a sistema potenzialità e competenze. In questo quadro il Parco, impegnato nella conoscenza dei fabbisogni delle imprese, potrebbe agganciare questi bisogni all'offerta di ricerca scientifica, garantendo un rapporto stabile nel tempo e perfezionando quanto di buono ha già svolto in questi anni.
D. In che modo?
R. Punterei sul "far toccare con mano" agli imprenditori e ai ricercatori i benefici dell'innovazione attraverso dimostrazioni di casi di successo imprenditoriali poggiati sul trasferimento tecnologico. Forse così le imprese comprenderebbero la convenienza a investire nell'innovazione e i ricercatori potrebbero aver un maggiore pragmatismo nella ricerca applicata. L'imprenditore si sentirebbe più coinvolto e propenso ad accostarsi a nuovi modi di operare vedendo i risultati e comprendendo che l'università è un mondo a lui amico.
D. Si tratta di apprendere il "saper fare"?
R. No. Il saper fare è presente in molti imprenditori. E' fondamentale, con un modello strategico di relazioni tra impresa-ricerca-parco, consentire all'impresa di andare oltre il capitale e il lavoro; ovvero condurla alla conoscenza e all'informazione. Sono questi due elementi che rendono competitiva una realtà aziendale. Il Parco può giocare un ruolo determinante per far evolvere da "produttori" a "imprenditori" l'approccio ai problemi: conoscere il fabbisogno dell'impresa, individuare con questo o quel gruppo di ricerca le opportunità per darne le più efficaci ed efficienti soluzioni, questo è il percorso da incrementare.
D. Attraverso incubatori di imprese?
R. Non proprio. Più che ampi spazi — costosi da realizzare ed economicamente difficili da gestire — in cui contenere le aziende immagino un processo semplice e innovativo: far adottare a imprese esistenti ed affermate idee imprenditoriali, ovvero spin-off. Attraverso un raccordo permanente tra pubblico-privato, attivando politiche di economia di scala o chiedendo un intervento di accompagnamento a istituti finanziari. Il Parco potrebbe fungere da trait d'union tra grandi e piccole aziende, e soggetto attivo nel dialogo con le istituzioni locali prescindendo da dove allocare lo spin-off. Tutto potrebbe sfociare in un progetto più complesso fatto anche di ricavi e produttività dove gli attori coinvolti potrebbero giocare un ruolo e ritrovare il proprio tornaconto. Magari divenendo soci dell'idea.
D. Boccia, è favorevole allo sviluppo di laboratori di network internazionali nel salernitano?
R. Le rispondo con una battuta. L'approccio ai mercati internazionali non può più avvenire solo attraverso l'export, che oggi è l'elemento debole di un processo di internazionalizzazione. Ciò che paga nel tempo è la creazione di rapporti stabili con alleati stranieri. é fondamentale per un'impresa divenire partner internazionale di altre realtà, in una logica di complementarietà e reciproco sostegno. Mettere a sistema le proprie conoscenze e relazioni con quelle di altre imprese è la strada vincente. Anche qui vedrei un ruolo centrale del Parco.


num. 080 - pag. 9
 

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