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Come cambia il nostro modo di vedere, come cambiano i nostri criteri di giudizio estetico davanti allo schermo del pc? Come, cioè può evolversi il nostro sguardo alle prese con l'universo dei media digitali?
Con le parole di Mario Costa, acuto studioso dell'estetica digitale, in luogo della "forma", categoria forte dell'estetica tradizionale, subentrano il "flusso" e l' "evento":
una versione digitale di quella "liquidità" più volte individuata da Zigmut Bauman come caratteristica della società contemporanea. Con la proliferazione degli schermi, infatti, si attiva una sorta di frammentazione dello sguardo e si completa quel processo di destrutturazione delle forme classiche di spettacolo. Questa metafora del flusso allora diviene una vera e propria forma simbolica della visione digitale, una sorta di paradigma che scandisce le contemporanee forma di visualità.
Senza voler entrare nello specifico, va ricordato come la più grande rivoluzione introdotta dalle tecnologie digitali sia l'istituzionalizzazione della perfetta riproducibilità tecnica dei prodotti culturali, fino alla perdita totale delle nozioni stesse di copia e di originale, confondendo entrambe le categorie nell'universo dei simulacri: la stessa immagine digitale non è difatti un'immagine in senso tradizionale ma piuttosto una possibilità di immagine, nel senso che ogni oggetto in Internet (immagini comprese) non è che un fascio di bit codificati in una maniera tale da consentirci la relativa decodifica attraverso l'interfaccia del nostro pc. Non vi è pertanto componente materiale in tale immagine, non vi è "carne", ne supporto. Sempre con le parole di Costa: "Le immagini in Internet non sono vere immagini, esse non hanno "forma" ma sono flussi di tempi tecnologici". Sono immagini in potenza.
La "liquefazione dell'immagine" dovuta alle possibilità della tecnologia digitale porta con se la "liquefazione" dei format televisivi. Ciò comporta una serie di conseguenze formali, che mettono in discussione anche la possibilità stessa di una dinamica produttore-fruitore propria della prossemica televisiva classica. Sul piano dell'estetica, questo significa che ad una "estetica dell'io e del soggetto", propria dell'epoca tecnica, si sostituisce una estetica del flusso. Questo significa ancora che le categorie dell'estetica digitale, non sono più l'interiorità, l'espressione, il significato, lo "stile", la "personalità artistica, ma l'esteriorità, i significanti, il "non-soggetto", il frammento. Ciò inoltre significa che tutte le forme delle "arti tecnologiche", dal video alla computer art al multimedia e cosi via, sono da considerarsi come sopravvivenze del passato o nostalgici tecno-romanticismi. Ma piuttosto sono tasselli di una tecno-koinè allargata nello spazio e nel tempo, in cui sia lo stesso valore artistico di ogni singolo contributo ad avere un peso assolutamente relativo rispetto al portato relazionale dell'ambiente di condivisione. Sarebbe meglio a tal proposito introdurre la nozione evidenziata da Artur Danto di fine dell'arte, intesa come una technè che è linguaggio comune di una koinè digitale, e che nei confronti di questa assolve ad una neo-funzionalità di matrice simbolica. Si pensi a tal proposito a You Tube, al successo planetario di serie di video-frammenti che non avrebbero altra "intenzionalità" che non quella della pubblicazione senza filtro estetico che questo portale consente. Frammenti molto spesso derivanti da altri universi iconografici, non a finalità estetica, come la medicina. In questo senso vanno letti le innumerevoli sequenze di tac, risonanze magnetiche, gastroscopie, o affini, o, per un altro versante quello dei contachilometri impazziti durante le corse automobilistiche, gli esempi in questo senso possono essere innumerevoli. In questi materiali non vi è estetica perché, sempre con le categorie di Danto, perché non vi è intenzionalità, ne possibile differenziazione alto-basso: in You Tube anche quest'ultimo argine Hegeliano è saltato, non c'è gerarchia che possa infatti definire come High o Low una determinata visione, vi è solo la comunità sterminata dei vedenti: una sublime videoarte di Bill Viola ed una fellatio in discoteca su You Tube sono appiattite in una reductio ad unum allo stesso statuto estetico.
E' il trionfo del frammento, il trionfo della forma-bricolage, la fine dell'estetica così come la conosciamo. E' la chiusura del cerchio rispetto a quella "disumanizzazione dell'arte alla quale le più significative avanguardie (e si pensi solo al costruttivismo e alla sua diffusione internazionale);e soprattutto artisti come MohoIy Nagy, Klee, più di recente Sol Le Witt avevano diversamente ricercato, nella tensione costante verso un approccio formale analitico e scientifico alla forma artistica. Nei panni di chi vuol progettare una nuova forma di televisione tutto ciò è anche la bruciante esigenza di nuove "forme" di progetto, tali da intercettare la necessità reale di vedere "digitale".
*studioso e docente di comunicazione visiva, dottorando in Scienze della comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, artista digitale, curatore dell'artwork di Futura |