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04-02-2010

Futura

Di che religione è il nuovo Ipad?

Cosa nasconde la tavoletta che promette di stravolgere il mercato editoriale
Francesco Marrazzo

Nell'accompagnare la grande attesa per il debutto di 7 giorni fa dell'IPad, il tablet (a metà tra laptop pc e smartphone) della Apple, il Wall Street Journal ha sentenziato: "l'ultima volta che c'era stata tanta attesa per una tavoletta, c'erano dei comandamenti scritti sopra".
In tema religioso, nel lontano 1994, agli albori della diffusione di massa dei sistemi operativi Windows e parecchi anni prima dell'Ipod, Umberto Eco aveva affermato: "il Mac è cattolico e il Windows protestante. Il Mac è festoso, amichevole, dice al fedele come deve procedere passo per passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa finale del documento. Il Windows è invece protestante, se non addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, ma dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti".
Aldilà delle belle similitudini, va dato atto alla Apple di essere riuscita a creare intorno a sé passioni, emozioni e soprattutto uno stile di vita che qualcuno definerebbe post-hippy: gli uomini e le donne Mac e IPhone sono di solito ecologisti, creativi, knowledge economy workers, al contrario dei fan del Blackberry, manager, repubblicani, old economy. Tutto quello che negli States è finora sempre stato West Coast vs East Coast.
La mela, marchio semplice ed efficace, è diventata nel corso degli anni un brand di grande successo: i suoi punti vendita (come non citare il "cubostore" tra Fifth Avenue e Central Park a New York) sono dei luoghi di culto, dove giovani "sacerdoti" volontari istruiscono le masse sulle meraviglie del mondo Apple, sulla scia delle parole del messia Steve Jobs.
Non a caso, la capacità di creare uno stile di vita attorno ai suoi prodotti, la grande forza e visibilità del brand (un vero e proprio lovemark, per citare il Ceo di Saatchi&Saatchi Kevin Roberts), l'attenzione al contatto "vero" con il cliente nel punto vendita, la continua innovazione di prodotto sono tutte perfette componenti di una grande strategia aziendale e di marketing che trova il suo paladino nel fondatore-padrone Jobs: come nel caso IPad, il più grande momento di promozione di ogni nuovo prodotto è la presentazione fatta dal "Messia" in persona, che suscita sempre molto rumore nei social network, nella blogosfera e sui giornali, nonché (o meglio soprattutto) la grande corsa dei fan all'acquisto in anteprima.
Con l'IPad però Jobs cerca probabilmente ancora un nuovo successo: imporre il business model della Apple come carta vincente dell'economia dei contenuti digitali.
Mentre blogger, opinionisti e giornalisti da mesi di interrogano sulla fine del modello free basato sulla pubblicità, Apple sfrutta, in maniera analoga a Google, che però lavora esclusivamente sul mondo delle inserzioni pubblicitarie, la coda lunga dell'economia "senza scaffali" di Internet, profetizzata qualche anno fa dal direttore di Wired Chris Anderson.
L'ITunes, distributore online di musica digitale, basato soprattutto sulla vendita di singoli brani e micro-pagamenti, trova il suo ideale erede nell'App Store, divenuto negli ultimi mesi il "negozio" virtuale preferito dalla IPeople. Applicazioni, giochi, contenuti di mobile entertainment sono ormai oggetto di culto e di confronto tra i possessori dell'IPhone, mentre la logica aperta dello store dà visibilità e successo a nuovi esperti di software e creatori di contenuti (già prima dell'IPhone il mercato dei contenuti mobili e del digital entertainment, fatto di wallpapers, suonerie, loghi e giochi, era segnalato in forte crescita, con una leadership internazionale in mano agli emiliani di Buongiorno).
Il successo delle formule (micro)pay, solo apparentemente antitetiche rispetto al mondo del gratis (come sostiene nel suo ultimo libro ancora il guru Chris Anderson), ha così creato grandi attese nell'industria editoriale per il nuovo tablet pc, in grado di rendere la lettura di riviste, libri e giornali su schermo ancora più agevole che negli eReader (da Kindle di Amazon in poi), e di far decollare definitivamente, grazie anche ai grandi numeri di clienti della Mela, il mercato dei contenuti editoriali digitali, sulla scia dei successi dell'eBook e di una nuova attenzione dei consumatori a questo tipo di prodotti non solo su carta.
La rinascita dell'industria editoriale passerà così attraverso il nuovo gioiello di Steve Jobs, ma soprattutto attraverso le nuove dinamiche di mercato instaurate dalla new economy al cubo di Cupertino.


num. 023 - pag. 23
 

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