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16-02-2010

oncologia

Tumori e ambiente: crescono i casi

In Campania l'incidenza si allinea alle zone a maggiore industrializzazione
Pericolo cancro nelle zone campane ad alto tasso d'inquinamento. Quella di Napoli si avvia a diventare la provincia italiana con la più alta incidenza di tumori ai polmoni. Aumentano anche le malformazioni nell'area dell'inceneritore di Acerra, probabilmente per altre fonti di inquinamento. Ad aggravare ulteriormente la situazione, c'è l'impressionante incremento di 1700 unità delle discariche abusive in soli 2 anni. Sono dati allarmanti quelli che traspaiono dagli studi presentati ieri al convegno organizzato dall'Ordine dei Medici della provincia di Napoli dal titolo "Prevenzione primaria in tema di Ambiente e Salute. Presenti, tra gli altri, Gabriele Peperoni, presidente dell'Ordine, Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research di Philadelphia, Massimo Crespi, epidemiologo dell'Istituto Tumori Regina Elena di Roma, Giuseppe Comella, presidente del Sicog, e Maria Triassi, direttore dell'Area funzionale di Igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro dell'Università Federico II.
Cristian Eliano

La perdita del controllo delle emissioni di inquinanti nella nostra regione porta il conto. I tumori, che fino a dieci anni orsono avevano una incidenza dimezzata rispetto al Nord, sono in vertiginoso aumento nella nostra regione che non solo tende ad allinerarsi con le aree del nostro paese a massiccia industrializzazione ma sconta l'aggravante di una maggiore mortalità dovuta al gap che si sconta sul fronte dell'organizzazione della rete di cure.
Napoli detiene il triste primato in Italia di sforamento del limite delle polveri sottili. Oltre all'inquinamento causato delle automobili e dalla diossina, spesso viene sottovalutata l'incidenza dell'area portuale sul problema.
Ma c'è anche da considerare il perdurante fenomeno dei roghi notturni nelle zone della provincia di Napoli da attribuire alla inceneritura abusiva di rifiuti di ogni genere.
Anche nel periodo ferragostano, quando in città notoriamente circolano poche auto, è stato registrato un elevato livello di contaminazione atmosferica. Tutto ciò incide non solo sull'aumento dei tumori polmonari, ma anche sull'incremento delle malattie respiratorie.
I dati positivi, in termini epidemiologici, si registrano invece per altri tipi di cancro: quello al colon e ai genitali femminili, per esempio, è in Campania al di sotto della media nazionale. Allarmanti, però, le differenze fra comuni con tasso d'inquinamento di livello 5 (molto alto), rispetto a quelli di livello 1 (basso).
I primi presentano un tasso di mortalità rispetto ai secondi del 7 per cento per quel che riguarda i tumori ai polmoni, del 17 per cento per i tumori al fegato, del 16 per cento per i tumori allo stomaco e del 5 per cento per le malformazioni congenite. Uno studio fatto su 100 donne ha poi dimostrato che il latte materno ha una più alta concentrazione di diossina e di Pcb nei soggetti che vivono in comuni ad alto rischio di contaminazione.
E questo era noto.
Centrale il problema della prevenzione primaria attraverso screening e controlli preventivi. Le politiche sanitarie risultano ancora carenti in tal senso e ne sottovalutano i benefici, anche per quel che riguarda i costi.
Curare le malattie incide sui bilanci sanitari molto più che prevenirle. Il solo istituto Pascale, nemmeno tra i più grandi della Campania, spende oltre 40 milioni di euro all'anno in farmaci oncologici.
Molte le proposte per innestare una inversione di rotta.
Dalle più ovvie, come l'aumento delle zone verdi in città, alla proposta di disincentivare l'uso degli inceneritori.
Tutti, però, puntano a una maggiore sinergia tra scienziati, ricercatori che studiano l'ambiente e medici.


num. 031 - pag. 30
 

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