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12-03-2010

ambiente

L'assenza di investimenti stranieri? Dipende anche dalla fragilità del suolo

Antonio Coviello*

L'articolo pubblicato ieri sul Denaro ("Dissesto idrogeologico, Sos Campania", ndr) -in cui l'Ispra, l'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, riporta dati allarmanti sulle zone a rischio sprofondamento del terreno- ritorna sulla necessità di adottare seri provvedimenti per mettere in sicurezza le ben 99 aree campane individuate, considerate ad alto rischio. La Campania è la seconda regione (dopo il Lazio) ad avere la necessità di mettere in sicurezza il territorio. Ma la questione è di livello nazionale: il 68,6 per cento dei comuni italiani ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico: il 21,1 per cento ha, nel proprio territorio, aree franabili; il 15,8 per cento ha zone alluvionabili; il 32 per cento ha zone a dissesto misto (franabili e alluvionabili). In Campania, appunto (così come in Piemonte, Toscana, Marche, Lazio, Molise e Basilicata) la percentuale è superiore all'85 per cento. Nelle regioni Calabria, Umbria e Val d'Aosta, addirittura, tutti i comuni sono a potenziale rischio. E non è tutto. In Italia, nei più recenti 80 anni, si sono registrate, secondo dati dell'Apat, l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente, 5.400 alluvioni e 11.000 frane. La fragilità morfologica dell'Italia -e soprattutto campana- è accentuata dalla progressiva contrazione della superficie agricola utilizzabile e dalla carente attività di manutenzione del territorio nelle aree interne, aggravata nelle aree di pianura, da una costante, quanto disordinata crescita dell'urbanizzazione (cementificazione), non di rado anche in maniera abusiva. Il Ministero dell'Ambiente qualche anno fa stimò un fabbisogno complessivo, per la difesa del suolo, pari a 39.100 milioni di euro. Da allora i finanziamenti destinati alla difesa del suolo ed alla riduzione del rischio idrogeologico sono stati pari solo al 7,4 per cento delle necessità indicate. E la Regione Campania, ancora una volta, ha ignorato la questione ed ogni tipo di appello. Il Paese, ma soprattutto la nostra regione, allora, deve assumere la consapevolezza che la sicurezza idrogeologica (in montagna e in pianura) è condizione indispensabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo. D'altronde, proprio la fragilità territoriale è indicata come una delle cause, per cui investitori stranieri privilegiano altri stati comunitari invece che l'Italia, ciò nonostante l'indiscussa attrattività turistica della Penisola, Campania in testa. E proprio le coperture assicurative, unitamente a politiche di prevenzione del territorio, possono fornire risposte agli eventuali danni che tali pericoli possono provocare. Insomma, per il territorio e per la sicurezza dei cittadini non è più rinviabile il tempo delle scelte.
*ricercatore del Consiglio nazionale
delle ricerche-Irat


num. 049 - pag. 02
 

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