Niente sarà più come prima. L'iniezione di spirito yankee effettuata dal canadese Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, nel corpo stanco delle relazioni industriali in Italia sta producendo i suoi effetti.
E che effetti...>>
Tenere imbrigliato il vero attore della crescita e del benessere, l'unico in grado di generare lavoro e quindi occupazione, si rivela anche in Italia un errore madornale e con colpevole ritardo si cerca di porre rimedio. Rendere più semplice la vita alle imprese è un atto il cui buon senso nessuno può negare...>>
Ora che la giunta Caldoro è fatta, occorre mettere mano ai tanti problemi conosciuti e meno: la Sanità, certo, il federalismo demaniale in attesa di quello fiscale, il buon uso dei fondi europei anche attraverso la rimodulazione degli obiettivi. Soprattutto, però, c'è bisogno di favorire la ripresa degli investimenti privati per creare nuova ricchezza e occupazione...>>
Un'Italia confederata, con tre macro aree a contendersi la rappresentanza degli interessi: ovvero, come li abbiamo definiti nell'editoriale dello scorso numero di Den, gli Stati Uniti d'Italia. Anche alla luce dei recenti sviluppi politici – la rottura di Fini con Berlusconi per via dello strapotere di Bossi dopo la vittoria elettorale della Lega – possono essere la risposta agli interrogativi sul possibile assetto istituzionale del Paese?...>>
"Meglio vivere amici in dieci case che discordi in una sola". Mentre ci s'interroga sui possibili contenuti di un nuovo meridionalismo tornano alla memoria le parole di quel grande anti italiano che fu Carlo Cattaneo (1801-1869), eroe del Risorgimento, Padre di una Patria che non riconobbe e nei confini della quale non volle morire..>>
Esiste ancora il Mezzogiorno? E com'è fatto? C'è un modo per riconoscerlo? Chi lo rappresenta? Se qualcuno può rispondere alle tre domande è un pezzo avanti per affrontare il problema.
Mandata in soffitta per dare spazio alla nuova e più irruenta Questione Settentrionale..>>
La buona notizia è che non siamo zebre. La cattiva è che siamo giraffe. Non ultimi nella nuova classifica del E' un vero peccato. E' un peccato che il mondo delle imprese non trovi il modo di andare d'accordo, associativamente parlando, per offrire alla politica e alla pubblica amministrazione un fronte unito dall'unica preoccupazione di creare ricchezza e benessere per sé e la collettività, com'è giusto che sia...>>
La buona notizia è che non siamo zebre. La cattiva è che siamo giraffe. Non ultimi nella nuova classifica del Censis ma penultimi nella particolare configurazione animale che il centro di ricerca riserva alle città italiane.
In realtà, delle cinque province campane le giraffe sono quattro (Napoli, Avellino, Caserta, Salerno) e la zebra è una (Benevento). Niente a che vedere con le città leone e nemmeno con le pantere...>>